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Soli e Insieme – Viaggio nel mondo della scuola calabrese

Soli e Insieme - La copertina del documentario

Soli e Insieme – La copertina del documentario

L’inizio di un viaggio

L’atto di respirare è formato da due movimenti: l’inspirare e l’espirare. Tirare dentro l’ossigeno e, dopo pochi attimi, buttarlo fuori in forma diversa.

Inspirazione ed espirazione: due movimenti vitali e imprescindibili l’uno dall’altro.

All’inspirare e all’espirare abbiamo fatto seguire l’ispirare e l’aspirare. Ci siamo cioè ispirati a qualcuno ed a qualcosa che ci ha preceduto. In particolar modo, abbiamo visto e rivisto con attenzione un lavoro del 1972 di Vittorio De Seta: “Diario di un maestro”, un incrocio tra documentario e finzione che rimane, a nostro parere, il miglior documento in immagini sulla scuola italiana che sia mai stato fatto.
Ci siamo inoltre ispirati all’esperienza di vita e ai libri di Danilo Dolci.

E solo dopo aver tirato dentro, come ossigeno, tante parole, tante immagini e una bella boccata di vita vissuta abbiamo aspirato a fare qualcosa di nostro, qualcosa di nuovo.

Eravamo partiti con l’intenzione di realizzare un documentario d’osservazione.

Come si sa, un documentario d’osservazione necessita di un periodo lungo e prolungato di permanenza nei luoghi e con le persone di cui si vuole raccontare la storia. Crediamo quindi che il termine giusto da utilizzare definendo il documentario che state per vedere è viaggio. Perché di questo si tratta: abbiamo avuto l’opportunità di vivere un frammento dell’esperienza scolastica. E non abbiamo osservato con l’occhio distratto del turista, ma con l’occhio attento del viaggiatore. Ma comunque dopo pochi giorni, come fanno tutti i viaggiatori, siamo ripartiti, ce ne siamo andati. Nella speranza di aver colto l’essenza, il documentario può considerarsi un inizio, un punto di partenza per un ulteriore viaggio più lungo.

Se poi dobbiamo considerare l’origine del nostro breve viaggio nella scuola calabrese, bisogna risalire al nostro incontro con Fabio Cuzzola, in un contesto diverso da quello scolastico. Ci colpì da subito la passione e l’entusiasmo che trasudava nel momento in cui Fabio ci parlava dei suoi studenti e del suo mestiere di insegnante. Ed è stato lui ad accoglierci per primo nella sua classe e a concludere quel viaggio che scoprirete guardando il documentario.

Se l’occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l’uomo non immagina, si spegne.
(Danilo Dolci, da Il limone lunare)

Soli e insieme.

È un titolo che abbiamo preso in prestito da un libro di riflessioni di Danilo Dolci.

Nel suo Centro Educativo di Mirto, famoso negli anni Settanta per la sperimentazione di metodi legati alla comunicazione, alla trasmissione e alla capacitazione tra le persone, Dolci lesse attentamente numerose lettere che riceveva quotidianamente: lettere di giovani maestri, insegnanti infervorati, studenti che si ponevano domande, che si chiedevano quale fosse il miglior metodo di insegnamento e di apprendimento, quale modo per trasmettere i saperi. Lettere con tanti punti di vista, contrastanti, alcune pessimiste, altre ottimiste. Dolci le commentò con una frase:

“Sicuro: questi giovani hanno avuto modo di pensare, di confrontarsi. Soli e insieme.”

Quello che ci colpì fu che, dopo aver letto pagine di lettere arrabbiate, infervorate, colme di riflessioni, di voglia di agire, di proposte, Dolci appuntò sul suo quaderno quella frase, così breve e concisa. Una frase che infonde tranquillità, con quel “sicuro” a concludere il paragrafo con una constatazione rassicurante. Come a dire: la storia sta facendo il suo corso, il mondo si muove, le persone fanno esperienza, cambiano, crescono. Soli e insieme.

Soli e insieme. Sono due parole, apparentemente contrapposte.

Danilo Dolci, nella sua esperienza siciliana di Partinico e di Mirto, insieme alla comunità locale di pescatori e contadini, organizzava ogni settimana un’assemblea, che aveva il fine di individuare i problemi delle persone e di risolverli insieme.

Ogni volta, erano una quarantina le persone che partecipavano. E le assemblee non finivano fino a quando tutti, ma proprio tutti, non avevano preso la parola e espresso un proprio pensiero.

Qualsiasi pensiero era importante.

Perché ognuno, nella sua unicità, con la sua storia e le sue esperienze, ha un modo di vedere la realtà differente dagli altri.

Osservando una chitarra, un bambino può notare le corde, un falegname il legno con cui è fatta, una ragazza può immaginare la musica che si potrebbe suonare. Una chitarra rimane sempre una chitarra. Quello che cambia è chi la guarda e come la guarda.

E questa era considerata un’idea importante da trasmettere.

Soli e insieme. Un’idea semplice, eppure sfuggente. Enigmatica.

Il titolo ci ha coinvolti dal principio, ma quando ci trovavamo a dover spiegare il significato di quelle due parole unite da una congiunzione rischiavamo di perderci. E forse era questa la sua forza.

Soli e insieme. Qualcosa di chiaro, eppure difficilmente definibile.

Ogni esperienza è unica ed ha una sua ricchezza, l’importante è osservare senza paraocchi. O, ancora meglio, osservare ogni volta con occhi nuovi.

Ogni persona ha una sua storia personale, un carattere, delle idee.

Ogni metodo ha i suoi risvolti negativi e positivi, impossibile trovare un modello di riferimento.

Ogni scuola in cui siamo stati aveva qualcosa che la caratterizzava.

La scuola elementare di Lamezia dava grande importanza all’ambiente, al contesto, a ogni singolo luogo dell’edificio scolastico, convinta che un bambino prima di tutto deve stare bene, deve sorridere, deve mangiare cibo sano e interagire con il mondo che lo circonda, nelle sue forme più variegate.

Nella scuola media di Rose lo studio acquisiva importanza. E lo studio è anche sollecitazione da parte dei professori e sforzo da parte degli studenti.

Nel Liceo Classico di Cittanova ci trovammo di fronte al legame tra un professore e ogni singolo alunno. Quasi alla fine della loro esperienza scolastica, i ragazzi iniziavano a pensare al futuro e a quello che avrebbero fatto dopo la scuola. Il professore, oltre a parlare della Ginestra di Leopardi, cercava di farli ragionare con la propria testa sul contesto in cui vivono e sulle loro potenzialità.

Sono tre livelli. Tre esperienze. E nell’unicità di ogni esperienza, esse acquisiscono senso solo se messe insieme alle altre. Con il confronto assumono valore.

È apparente la contrapposizione tra il solo e l’insieme.

Ognuno sviluppa una propria personalità, una sua individualità, ma è solo nell’incontro con gli altri, è solo nello stare insieme che questa si definisce.

Eppure, l’insieme non deve inghiottire il solo, la personalità di ognuno è sempre importante, ma da sola non basta.

Si apprende la vita.

Soli e insieme.

Alcune attività, come lo studio, la lettura o la riflessione, richiedono spesso la solitudine. Altre circostanze richiedono il confronto, lo scambio.

E in alcuni momenti in cui si crede di essere soli in realtà si è insieme. E in altri momenti in cui si crede di essere in compagnia, supportati, ci si ritrova soli.

Soli e insieme.

Plotino scrisse: “Tutti gli esseri sono insieme benché ognuno di loro resti separato”. E Raul Vaneigem aggiunse: “Eppure basta allungare la mano per toccarsi, alzare gli occhi per incontrarsi, e, grazie a questo gesto semplice, tutto diventa vicino e lontano, come per sortilegio.”

E Daniel Pennac scrisse pochi anni fa: “L’uomo vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. E le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere”.

Soli e insieme. In fondo, non c’è molto da spiegare. È qualcosa che fa parte di noi, è qualcosa di evidente, forse talmente evidente che non richiede riflessioni o teoremi.

Quello che abbiamo fatto è stato ascoltare e osservare, con semplicità, cercando di indossare occhi sempre nuovi: i bambini, i maestri, i professori, quello che facevano, dove andavano, come si muovevano all’interno dei corridoi e delle aule, cosa pensavano e cosa sognavano.

Siamo stati in tre scuole e, una dopo l’altra, seppur per pochi momenti, ci hanno resi partecipi della vita che c’era al loro interno.

Poi, in un documentario, abbiamo messo tutto insieme.

Soli e insieme.

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