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“Da grande diventerò felice”

(Lato A)

Fino a pochi mesi fa, durante gli incontri nelle scuole, chiedevo: “Che cosa vi piace fare?”
Era per conoscere meglio gli studenti, per entrare un po’ in confidenza. Se era il caso, andavo oltre e chiedevo: “Che cosa vi piacerebbe fare?”
Un piccolo cambio per esplorare il terreno spesso incontaminato dei sogni, delle aspettative, dei piccoli desideri. Per scoprire se, con sincerità, mi raccontavano qualche “grillo per la testa”, che è un’espressione simpatica, secondo me. Mi piace pensare a un’idea come un grillo che salta di qua e di là.
A volte, però, la domanda è stata interpretata in altro modo: “Che cosa vi piacerebbe fare da grande?”
La mia curiosità era ben piantata nel presente. Non pensavo al futuro. Ma visto che spesso le nuove generazioni si lanciano in avanti, io lascio fare.
Ricapitolando: “Che cosa ti piacerebbe fare da grande?”
Di idee negli ultimi anni ne sono uscite fuori moltissime. Tutte belle. E quasi sempre legate al mondo dei mestieri. Alla fine della “raccolta”, è mia usanza salutare la classe con una lettura da “Il libro di tutte le cose” dello scrittore olandese Guus Kuijer.

Thomas bevve un sorso di aranciata e disse: “Quanti libri che ha. Di che cosa parlano?”
“Santo cielo!” esclamò la signora Van Amersfoort. “Di che cosa parlano i libri? Parlano di tutto quello che c’è. “Ti piace leggere?”
Thomas annuì.
“Aspetta”. La signora Van Amersfoort si alzò. “Forse ho qualcosa per te”. Si diresse verso uno degli scaffali. “Che cosa vuoi diventare da grande?” domandò.
“Felice” rispose Thomas. “Da grande diventerò felice.”

Adoro questa parte del Libro di tutte le cose per tre motivi: l’ambientazione.
Quella della Signora Van Amersfoort è una casa piena di libri. Ed è qualcosa di molto importante crescere in una casa piena di libri. 

Il secondo motivo è il gesto. Semplice, ma importante. Regalare. Prestare. Dare un libro ad una persona. Darglielo come se fosse un dono prezioso, vedere come lo stringe tra le mani, quasi gelosamente.
Troppo spesso sento dire: “Non riesco a far appassionare mio figlio alla lettura. Passa tutto il tempo alla tv, al computer, al cellulare”. E troppo spesso alla mia domanda “Hai provato a regalargli un libro, possibilmente bello?” l’adulto che avevo di fronte cadeva dalle nuvole.
Come si può pensare di far appassionare i bambini alla lettura se vivono in una casa senza libri?
Il libro è qualcosa di materico, prima di tutto. Non è un’idea astratta.
E le idee più semplici sono le migliori. Date un libro ad un bambino, nella giusta maniera, credendoci, e gli brilleranno gli occhi dall’emozione.

Arriviamo al terzo motivo per cui adoro questa manciata di frasi: la risposta di Thomas.
“Felice. Da grande diventerò felice.”
La risposta più semplice è quella giusta. Spesso ci giriamo intorno. Affidiamo la felicità ad un lavoro, ad un sogno, ad un amore, ad un viaggio, ad una vita familiare, rischiando di dimenticare che la felicità ha a che fare con il tutto. Lo abbraccia e lo contempla.
E per essere felice bisogna, a mio modo di vedere, affinare il nostro punto di vista sul mondo.
Sì, a volte si tratta di un semplice punto di vista. Il mondo, cambiando angolazione di qualche grado, può diventare da un posto orribile a qualcosa di meraviglioso. E la vita, nonostante le difficoltà, qualcosa di cui vale veramente la pena di vivere, fino in fondo. Non buttandosi giù. E neanche risparmiando energie.
Proviamo quindi ad avere un approccio positivo, a vedere ciò che di buono c’è. A elevare le cose belle, come diceva Calvino, e a planare sulle cose dall’alto, senza macigni sul cuore.

(Lato B)

Però, negli ultimi tempi, qualcosa è cambiato. E qualche macigno si è andato a poggiare su qualche cuore.
Il 2020 e il 2021 ci hanno lasciato un bagaglio di esperienze importanti, da capire e metabolizzare. Qualcuno ha “odiato” questi due anni, qualcun altro ha cercato di trovare un equilibrio nel giudizio.
Tra i libri letti negli ultimi mesi, quello che mi ha colpito di più è stato “Il tempo e l’acqua” di Andri Snaer Magnason (Iperborea): una lettura che ritengo fondamentale per questa epoca.
Ho sempre avuto un’attenzione altissima verso le tematiche ambientali: le ripongo nei miei libri, ne parlo spesso con i bambini (ma anche e soprattutto con i grandi), cerco di seguire buone pratiche quotidiane che rispettino l’ambiente che ci circonda.
È importante però iniziare questo nuovo anno con una consapevolezza più forte: l’attenzione deve diventare urgenza, deve trasformarsi in una necessità improrogabile.
Ho iniziato anche a immaginare le mie future conversazioni con i bambini, intorno al mondo e alla felicità. E penso, forse, che bisognerebbe modificare la domanda. Da “Cosa ti piacerebbe fare da grande? a “Cosa dovrai fare da grande?”
Non si tratta di restringere il cerchio e diminuire la libertà. Non si tratta di un obbligo, un’imposizione. È un cambio di rotta per far capire ai bambini, ma anche ai grandi, che oltre alla libertà bisogna associare un senso di responsabilità verso gli altri, verso la comunità.
Ci aspettano grandi sfide per il futuro. Forse maggiori rispetto a quelle affrontate finora. E avremo tutti un ruolo prezioso, uno scopo importante.
“Cosa vuoi fare da grande?”
Negli ultimi dieci anni sono stati in pochi a rispondere: il medico o l’infermiere.
Eppure questi due anni ci hanno rivelato quanto importanti fossero queste figure.
Erano in pochi a rispondere: l’apicoltore, l’installatore di pannelli solari, l’agricoltore biologico, l’eliminatore di anidride carbonica, lo scienziato, il netturbino.
In troppi rispondevano il calciatore o lo youtuber e l’influencer.
Allora credo sia fondamentale dare un freno alla spettacolarizzazione della vita e dei mestieri. Un freno alle false illusioni che i più giovani assorbono. Bisogna piuttosto iniziare a far capire, con più energia, che bisogna sì seguire la propria vocazione, ma tenere ben presente l’utilità che questa possa avere per gli altri e per il futuro del pianeta.
Non si tratta di non farli sognare. Dobbiamo invece farli sognare in una maniera più giusta.

È un sogno al quadrato. Non più un sogno individualista, ma un sognare con gli altri. Un sognare collettivo. Un qualcosa che, oltre a far sognare, ci fa ritrovare insieme, ci fa sentire parte del tutto. Ci fa trovare la strada giusta per quella felicità evocata nella risposta di Thomas, nel libro di tutte le cose.

Cammino

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