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Diario di un maestro di filosofia

Con piacere, ho scritto la nota introduttiva al nuovo libro di Massimo Iiritano, pubblicato da Castelvecchi.
Ne riporto alcune parti qui, sperando possa incuriosirvi alla lettura.

Diario di un maestro di filosofia

Nota introduttiva a
“Ma come si fa a pensare? Diario di un maestro di filosofia”
di Massimo Iiritano (Castelvecchi, 2019)

È evidente! I bambini sono piccoli. Hanno una testa, due mani e due piedi piccoli, ma non per questo le loro idee sono piccole. Anzi. Loro “pensano grande”, per citare Franco Lorenzoni. Con Massimo Iiritano ci ha accomunato questa convinzione, che al principio delle nostre esperienze parallele è stata una vera e propria folgorazione: scoprire che di questi tempi è più interessante parlare e ragionare con un bambino piuttosto che con un adulto (senza offesa).

Nelle pagine iniziali, Massimo Iiritano parla di un percorso a ritroso, dalle aule universitarie fino a quelle delle scuole elementari, alla ricerca di quelle verità “da troppo tempo sepolte e occultate”. Sì, è un passo indietro che serve per farne due in avanti. O probabilmente c’è da mettere in discussione questo stesso concetto: in fondo andare incontro ai bambini significa rivolgersi al futuro, guardare avanti, con lungimiranza. Riassunto in poche parole, il diario del maestro Massimo è questo: inginocchiarsi all’altezza dei bambini e, con pazienza, raccogliere le loro domande colme di meraviglia, innescando riflessioni profonde e libere da strutture e preconcetti. Ed è come guardare un nuovo orizzonte.

Ma oltre al racconto dell’esperienza con i bambini, c’è molto di più: ci sono i tanti riferimenti a testi di grande utilità e la testimonianza di incontri importanti, primo tra tutti quello con l’associazione e la rivista AmicaSofia.

Il libro si aggiunge così, con forza e leggerezza, ad una bibliografia che inizia a diventare rilevante e che può davvero mettere le basi per una cultura più sensibile nei confronti dell’infanzia. È una piccola grande rivoluzione che viene dal basso, nel senso che dà voce e dignità ad un punto di vista del mondo più basso, che non supera il metro di altezza, e spesso vede in noi grandi dei giganti dalle regole strane e dai comportamenti un po’ contorti.

Certo, si tratta di un fuoco che viene da lontano. Ricordo “Il bambino e la città” di Francoise Dolto, che ragionava sugli spazi dei bambini e sull’urgenza di comunicare con loro, rendendoli da subito partecipi delle dinamiche del mondo, anche quelle più complesse e delicate. E prima ancora la rubrica dei “perché” di Dino Buzzati sul Corriere dei Piccoli, in cui rispondeva alle tante domande dei bambini che provenivano, per lettera, da tutta Italia. Domande e risposte da poco rispolverate e ripubblicate. E ancora attuali. Più recentemente i libri di Gianfranco Zavalloni, su tutti “La Pedagogia della lumaca” che sta diventando un “cult” nel mondo della scuola, e quelli di Franco Lorenzoni.

Massimo Iiritano è più che un maestro di filosofia: ama l’arte di ragionare con i più piccoli e tirare fuori i loro infiniti “Perché”. Il mio invito è quindi quello di assaporare con lentezza i colorati Perché dei bambini che Massimo ha incontrato in questi anni.

Convinto più che mai che per difenderci da certezze facili e verità di comodo nulla è più efficace di una sana dose di Perché e di Forse, concludo con una mia divertente esperienza personale. A Milano, in occasione di “Tempo di Libri 2018”, ho incontrato un gruppo di ragazzi di scuola media per ragionare intorno a un Perché. Ripescando proprio la rubrica del Corriere dei Piccoli degli anni ‘60, l’iniziativa era intitolata “I Perché di Buzzati” e l’incontro doveva girare intorno a questa domanda: “Perché quando i grandi dicono forse in realtà vogliono dire mai?”

In poco più di un’ora, i ragazzi sono stati capaci di sorprendermi con riflessioni sui vari tipi di Forse: quelli buoni, che sono umili e coraggiosi, cercano risposte e verità; quelli cattivi, che sono partoriti da menti sbrigative che non guardano negli occhi e sono strade senza uscita; quelli narrativi che insinuano dubbi e riempiono le storie di mistero e aspettative; fino ad arrivare a quello che abbiamo definito il Forse Forte. Sì, perché a conclusione dell’incontro abbiamo scritto insieme un gioco di parole sul Forse e con questo vi lascio, augurandovi una buona lettura del Diario di un maestro di filosofia, sicuro che vi colmerà di utili e amichevoli Perché capaci di far riaffiorare in superficie, dal mare profondo dell’animo umano, qualche piccola grande Verità. E sono prova tangibile che non tutti i grandi quando dicono forse vogliono dire mai. I dubbi e le intuizioni di Massimo Iiritano, rese ancora più vivaci dalla spontaneità dei bambini, sono capaci di spiazzare e aprire nuove strade.

E se, forse, come forsennati, fossimo nati senza bisogno di domande che facciano din don nella nostra testa?
No, sarebbe troppo facile, meglio avere una foresta di perché, capaci di trasformar tutti quei Forse in sì oppure in no, in degli orgogliosi “io so” oppure in più scoraggianti “io non ci sto capendo proprio niente…”
Ma questo è il bello della mente che, a ben pensarci, mai mente!
Vi auguro perciò che ogni vostro Forse non diventi mai un mai, ma che sia invece un modo per far il vostro sé sempre più for…te!

Michele D’Ignazio

 

Copertina Diario Maestro di filosofia

Vai al laboratorio per scuola primaria su insegnamento e ecologia, ali e radici:

“Che tipo di albero sei? E qual è la tua fotosintesi clorofilliana?”

57. Albero Munari

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1 commento »

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